Ma che c'entrano l'arte,la conoscenza,gli hobby,lo shopping,il sesso(lo metto qua in mezzo con qualche riserva),i libri e le poesie,il lavoro dei nostri sogni, le emozioni e le sensazioni,gli sport,le religioni e qualsivoglia passatempo come risposta alla domanda "qual'è la cosa più bella che ci sia al mondo?".Io ho tutta una mia idea a riguardo e,come al solito,confrontandola con amici e conoscenti,è sempre stata la più insolita.
Il più grande spettacolo dopo il big bang,riformulazione stra-contemporanea della domanda di prima,sono tutte le persone.Ma proprio tutte.Dalle più cattive alle più buone,dagli stronzi ai gentili,dagli intelligenti agli stupidi e chi più ne ha,più ne metta.
E sapete perchè la penso così?
Tutto nasce da una semplice da una mia personale modifica di un proverbio.Penso sia capitato a tutti che un giorno,alzandoci dal letto e vivendo la solita giornata,di guardare una cosa oppure una persona che c'è sempre stata,e vederla con occhi diversi,sotto una prospettiva differente,che magari ci stupisce pure.Ecco,a me un giorno,parlando tra amici e conoscenti e sentendo dire da uno di questi il proverbio "il mondo è bello perchè è vario",mi è venuto da pensare.
Pensai al fatto che sia un pò incorretto perchè per me,l'aggettivo "bello" è spropositato o,meglio,non proprio azzeccato.Sono un realista,una cosa che mi condanna a considerare le 2 facce della medaglia.Perchè se è vero che ci sono anche gli amici,qualche parente e i nostri partner,ci sono i nemici,gli insopportabili(oggettivamene e soggettivamente,è chiaro),le persone maligne(si,ci sono anche quelle se non ve ne foste accorti),gli ipocriti e tutti quelli che ci hanno fatto,ci fanno e ci faranno soffrire.
È difficile da parte mia ammetterlo,anche perchè so che tutti abbiamo i nostri difetti e mi piace concentrarmi solo sul lato migliore delle persone che conosco e cerco anche di astenermi dal dare pregiudizi,ma credo che nessuno sia in grado di poter contraddire quello che ho scritto:è un dato di fatto.
Ma vedete,ogni persona che incontriamo,con cui parliamo e ci vediamo regolarmente, anche se ci farà soffrire,ci dà sempre qualcosa che ci fa pensare,che ci fa emozionare,che,insomma,ci fa vivere.È un pò astratto ed indefinito come pensiero,ma posso tranquillamente affermare che qualsiasi emozione,bella o brutta,che gli altri ci faranno provare,non non ci annoieremo mai.C'è sempre qualcosa da provare e da sentire,che sia buona o cattiva è importante solo nel particolare,che è importante,ma quando tutto passa,quando ci fermiamo e ci giriamo per vedere tutte le cose che abbiamo affrontato che ci hanno portato ad essere quel che siamo adesso,ci risulta essere più forti e più maturi di prima,e ci fa riflettere sull'utilità di quello che abbiamo passato,e mi fa sostenere che nella sua totalità,"il mondo non ti annoia,perchè è vario".
giovedì 19 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Amici Miei Atto Mio
È da quasi un mese che non scrivo.Spero che non vi siate preoccupati ma,sapete com'è,se avevo un momento libero durante le feste,l'ho passato a letto,obbligato da ritmi insostenibili.È difficile passare giorni frenetici con la media di 4 ore di sonno per notte,eppure non sono mai stato troppo stanco per non fare qualcosa(e adesso mi sembra il momento giusto per specificare che non tiro di naso).
Se devo passare del tempo con gli amici,le forze le trovo.E non è che mi piace far casino,ma mi bastano un tavolino,4 sedie,un caffè,delle sigarette ed un amico.
Trovo che quest'ultimo sia un concetto dilatato ormai,che nel normale linguaggio d'oggi si estenda dal "conoscente" al "fratello non di sangue".E io,che sono uno che pesa le parole,sono sempre stato un estremista a riguardo,a differenza di molte persone che,per carità,comprendo tranquillamente perchè,a proposito ovviamente delle persone che conosco,non vivono la mia condizione in fatto di amicizia.
Non voglio fare il superbo,perchè non c'è nulla di cui vantarsi nelle cose che capitano,al contrario di quelle che facciamo.Voglio solo scrivere riguardo una cosa in cui mi sento un privilegiato.
Ci siamo conosciuti in prima elementare ma,giustamente,non era tempo per bar e caffè,quindi ci si accontentava d'altro:un pallone ed un garage oppure un muro su cui disegnare dei pali.Ovviamente non si era "amici" come lo intenderò più tardi,ma semplici compagni di giochi,ma avevamo il nostro gruppo.
Passiamo alle medie.Io ero in una classe,mentre loro erano tutti nella stessa,scelta che non rimpiango perchè a me,il pomeriggio a scuola,ha fatto sempre schifo.Ed era il tempo dei "Big Match" con gli altri gruppi di ragazzini:scavalcavamo il cancello della scuola,andavamo nel cortile e si giocava sulla terra fino a quando si era stanchi.Tornavo a casa verso le otto,come un reduce di guerra che aveva strisciato nel fango per salvarsi.La reazione di mia madre?Non siamo in fascia protetta,mi dispiace!
Liceo.Tutti insieme appassionatamente,finalmente.Si iniziava ad uscire il sabato sera d'inverno,con orari di ritirata che adesso sono quelli di uscita,ma è normale!
E al liceo sapete tutti cosa accade per la prima volta,magari non al biennio,ma dal terzo anno è obbligatoria:La Ragazza.Con la R maiuscola,perchè è quella che per la prima volta ti fa battere il cuore,ti fa fermare il fiato nell'attesa di una risposta ad un'eventuale richiesta buttata lì,durante l'ennesima discussione su Msn(che Dio l'abbia in gloria) con Lei.Gli attimi vissuti con tutte quelle sensazioni che ti attraversano il corpo con questa intensità corrispondono per me al "vivere" in senso stretto.Ecco perchè voglio fare paracadutismo almeno una volta,o guardare dalla vetta di Machu Picchu.Ma sto divagando.
Io l'ho vissuta così.Datemi dell'imbecille,non mi interessa,male che vada vi risponderò che lo siete voi.
E con chi parli di queste cose?Con un amico.Lo stesso con cui parli di timori e gioie,lo stesso che ti conforta o festeggia con te.
Ovviamente non siamo un gruppo di sentimentalisti sensibili che parlano delle emozioni di ogni giorno in gruppo per far sì che diventi più facile affrontare i problemi che ogni giorno la vita ci mette davanti.A quel punto faremmo pure delle orge,senza offesa per nessuno.Se ne sceglie uno,quello che pensiamo sia il più fidato o il più adatto.Poi quando arrivano gli altri si fa casino.Penso che accada in qualsiasi gruppo di amici in tutto il mondo.
Negli anni si sono aggiunti anche altri,che non avevano nessuno con cui uscire o che ce l'avevano ma hanno preferito noi,perchè non mai stato tempo di differenze fra noi.Cerchiamo di trattarci tutti allo stesso modo.
Oggi siamo all'università:siamo in 5 qui a Pisa,ed altri in altre città oppure nella nostra città,dove ci ritroviamo sempre allo stesso bar,che non cambiamo da più di 4 anni,preferibilmente allo stesso tavolo,a parlare delle minchiate più svariate e affrontando discorsi seri sempre con una certa allegria e tonalità.Ma non siamo cambiati affatto:appena c'è un pallone e niente da fare,non c'è bar,tavolino,argomento,caffè o sigaretta che tenga.
Se devo passare del tempo con gli amici,le forze le trovo.E non è che mi piace far casino,ma mi bastano un tavolino,4 sedie,un caffè,delle sigarette ed un amico.
Trovo che quest'ultimo sia un concetto dilatato ormai,che nel normale linguaggio d'oggi si estenda dal "conoscente" al "fratello non di sangue".E io,che sono uno che pesa le parole,sono sempre stato un estremista a riguardo,a differenza di molte persone che,per carità,comprendo tranquillamente perchè,a proposito ovviamente delle persone che conosco,non vivono la mia condizione in fatto di amicizia.
Non voglio fare il superbo,perchè non c'è nulla di cui vantarsi nelle cose che capitano,al contrario di quelle che facciamo.Voglio solo scrivere riguardo una cosa in cui mi sento un privilegiato.
Ci siamo conosciuti in prima elementare ma,giustamente,non era tempo per bar e caffè,quindi ci si accontentava d'altro:un pallone ed un garage oppure un muro su cui disegnare dei pali.Ovviamente non si era "amici" come lo intenderò più tardi,ma semplici compagni di giochi,ma avevamo il nostro gruppo.
Passiamo alle medie.Io ero in una classe,mentre loro erano tutti nella stessa,scelta che non rimpiango perchè a me,il pomeriggio a scuola,ha fatto sempre schifo.Ed era il tempo dei "Big Match" con gli altri gruppi di ragazzini:scavalcavamo il cancello della scuola,andavamo nel cortile e si giocava sulla terra fino a quando si era stanchi.Tornavo a casa verso le otto,come un reduce di guerra che aveva strisciato nel fango per salvarsi.La reazione di mia madre?Non siamo in fascia protetta,mi dispiace!
Liceo.Tutti insieme appassionatamente,finalmente.Si iniziava ad uscire il sabato sera d'inverno,con orari di ritirata che adesso sono quelli di uscita,ma è normale!
E al liceo sapete tutti cosa accade per la prima volta,magari non al biennio,ma dal terzo anno è obbligatoria:La Ragazza.Con la R maiuscola,perchè è quella che per la prima volta ti fa battere il cuore,ti fa fermare il fiato nell'attesa di una risposta ad un'eventuale richiesta buttata lì,durante l'ennesima discussione su Msn(che Dio l'abbia in gloria) con Lei.Gli attimi vissuti con tutte quelle sensazioni che ti attraversano il corpo con questa intensità corrispondono per me al "vivere" in senso stretto.Ecco perchè voglio fare paracadutismo almeno una volta,o guardare dalla vetta di Machu Picchu.Ma sto divagando.
Io l'ho vissuta così.Datemi dell'imbecille,non mi interessa,male che vada vi risponderò che lo siete voi.
E con chi parli di queste cose?Con un amico.Lo stesso con cui parli di timori e gioie,lo stesso che ti conforta o festeggia con te.
Ovviamente non siamo un gruppo di sentimentalisti sensibili che parlano delle emozioni di ogni giorno in gruppo per far sì che diventi più facile affrontare i problemi che ogni giorno la vita ci mette davanti.A quel punto faremmo pure delle orge,senza offesa per nessuno.Se ne sceglie uno,quello che pensiamo sia il più fidato o il più adatto.Poi quando arrivano gli altri si fa casino.Penso che accada in qualsiasi gruppo di amici in tutto il mondo.
Negli anni si sono aggiunti anche altri,che non avevano nessuno con cui uscire o che ce l'avevano ma hanno preferito noi,perchè non mai stato tempo di differenze fra noi.Cerchiamo di trattarci tutti allo stesso modo.
Oggi siamo all'università:siamo in 5 qui a Pisa,ed altri in altre città oppure nella nostra città,dove ci ritroviamo sempre allo stesso bar,che non cambiamo da più di 4 anni,preferibilmente allo stesso tavolo,a parlare delle minchiate più svariate e affrontando discorsi seri sempre con una certa allegria e tonalità.Ma non siamo cambiati affatto:appena c'è un pallone e niente da fare,non c'è bar,tavolino,argomento,caffè o sigaretta che tenga.
sabato 10 dicembre 2011
Attesa
Caro popolo di blogghettari,sia lettori che scrittori,pensatori e giudicatori di post,ho un dubbio:
quando ho aperto questo blog mi sono promesso di scrivere con mano almeno un pò ispirata da un pensiero che avrei voluto condividere con voi,ma girando per i blog mi sono accorto che non tutti si basano su questo concetto,anche se infine,ovviamente,non è poi così male.
Ho un pubblico fisso limitato,questo è vero.Ma non ho il tempo di girare per i blog a casaccio,scrivendo qualche commento per farmi notare e far in modo che qualcun'altro noti il mio blog perchè,a quanto ho capito,è così che funziona.È un lavoro che preferisco fare nelle notti insonni che,per fortuna o purtroppo,in questo periodo mancano.
Ma sto divagando,scusatemi.Il mio dubbio è questo:è meglio scrivere aspettando che un pensiero valido ti entri in testa all'improvviso,oppure scrivere così,tanto per battere le dita sulla tastiera?
Senza offesa per i secondi,perchè alcuni che usano questo metodo riescono comunque ad attirare la mia attenzione,ma altri scrivono post senza fiamma,senza scintille,senza senso.Lo potete constatare anche voi,ne sono certo.
Quelli del primo gruppo invece sono in minoranza e scrivono meno frequentemente,ma comunicano.Cercano di ispirare come lo fa un libro,cercano di farci pensare,riflettere e concludere un qualcosa che è diverso per ognuno di noi visto che le esperienze che ci formano sono differenti per tutti,ed attendono che qualcuno lasci un commento,un pensiero,anche contrario,ma che farà sempre piacere.
Quindi a noi la scelta del timbro dei nostri post,la maniera di condividere e di far pensare,sempre se lo volete fare.Perchè io la mia scelta l'ho fatta tanto tempo fa,ma già che siamo qui voglio sapere la vostra.
quando ho aperto questo blog mi sono promesso di scrivere con mano almeno un pò ispirata da un pensiero che avrei voluto condividere con voi,ma girando per i blog mi sono accorto che non tutti si basano su questo concetto,anche se infine,ovviamente,non è poi così male.
Ho un pubblico fisso limitato,questo è vero.Ma non ho il tempo di girare per i blog a casaccio,scrivendo qualche commento per farmi notare e far in modo che qualcun'altro noti il mio blog perchè,a quanto ho capito,è così che funziona.È un lavoro che preferisco fare nelle notti insonni che,per fortuna o purtroppo,in questo periodo mancano.
Ma sto divagando,scusatemi.Il mio dubbio è questo:è meglio scrivere aspettando che un pensiero valido ti entri in testa all'improvviso,oppure scrivere così,tanto per battere le dita sulla tastiera?
Senza offesa per i secondi,perchè alcuni che usano questo metodo riescono comunque ad attirare la mia attenzione,ma altri scrivono post senza fiamma,senza scintille,senza senso.Lo potete constatare anche voi,ne sono certo.
Quelli del primo gruppo invece sono in minoranza e scrivono meno frequentemente,ma comunicano.Cercano di ispirare come lo fa un libro,cercano di farci pensare,riflettere e concludere un qualcosa che è diverso per ognuno di noi visto che le esperienze che ci formano sono differenti per tutti,ed attendono che qualcuno lasci un commento,un pensiero,anche contrario,ma che farà sempre piacere.
Quindi a noi la scelta del timbro dei nostri post,la maniera di condividere e di far pensare,sempre se lo volete fare.Perchè io la mia scelta l'ho fatta tanto tempo fa,ma già che siamo qui voglio sapere la vostra.
martedì 15 novembre 2011
Ipocrisia
Vicino casa mia c'è una chiesa (mai entrato e mai pensato di entrarci,magari un giorno ne parleremo),e l'altro giorno c'era un Rom,o un marocchino,ma insomma ci siamo capiti,che con il suo cartello con su scritto qualcosa con un pennarello,che se ne stava seduto lì davanti al portone della chiesa,a testa bassa e con la sua ciotola per i soldi.
Tutto regolare insomma.Proprio mentre passo io si avvicina un gruppo di vecchiette che,entrando in chiesa,non considerano nemmeno di striscio quel povero "Cristo" che chiedeva qualche spicciolo.Ho voluto mettere tra virgolette "Cristo" perchè io,come farebbe un buon spettatore davanti ad una simile messinscena,ho avuto un principio di risata che ho trattenuto,e subito dopo la mente mi è andata a finire su un passo del vangelo che avevo letto qualche anno prima(si,ho letto i vangeli,ma per cultura generale e curiosità,cioè come ho fatto anche per "L'illusione di Dio"),che adesso ho cercato e ho ri-scoperto che si trova nel vangelo di Matteo e dice:
Quindi torno al titolo.
Quando si ostenta un ideale,un principio ideologico o qualsivoglia criterio di comportamento,ma se ne pratica un altro se non l'opposto,entra in campo,a furor di popolo,l'ipocrisia.
La dimostrazione d'ipocrisia che preferisco è forse quella che abbiamo praticato tutti almeno una volta,perchè "siamo esseri umani e ci viene naturale" direbbe qualsiasi di noi:fingere simpatia per qualcuno che effettivamente non ha la nostra simpatia.La cosa si svolge in due atti,di cui il primo consiste nell'approccio diretto con il soggetto,incorniciato da sorrisi,battute e domande su comuni interessi,mentre nel secondo...bè,mi viene difficile generalizzare il secondo atto,ma ci siamo capiti.
Mi accade con una persona sola.
Tranquilli,non mi professo come il messia dei buoni rapporti,anzi.Perchè farlo con una persona sola, significa che ho già allontanato persone che non mi sono mai piaciute e che non mi piaceva avere intorno,cosa che comprende determinate azioni.L'ho fatto perchè ho sempre dato più importanza a poche relazioni buone e sincere che a molte finte,e io non mi limito a condividerlo solo su Facebook,ma metto in pratica questo principio.
Tutto regolare insomma.Proprio mentre passo io si avvicina un gruppo di vecchiette che,entrando in chiesa,non considerano nemmeno di striscio quel povero "Cristo" che chiedeva qualche spicciolo.Ho voluto mettere tra virgolette "Cristo" perchè io,come farebbe un buon spettatore davanti ad una simile messinscena,ho avuto un principio di risata che ho trattenuto,e subito dopo la mente mi è andata a finire su un passo del vangelo che avevo letto qualche anno prima(si,ho letto i vangeli,ma per cultura generale e curiosità,cioè come ho fatto anche per "L'illusione di Dio"),che adesso ho cercato e ho ri-scoperto che si trova nel vangelo di Matteo e dice:
"Venite, benedetti da mio Padre, entrate nel Regno preparato per voi fin dall'inizio del mondo.
Perché avevo fame, e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato dell'acqua, ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa,
ero nudo e mi avete dato dei vestiti, ero malato ed in prigione e siete venuti a trovarmi!"
Quindi torno al titolo.
Quando si ostenta un ideale,un principio ideologico o qualsivoglia criterio di comportamento,ma se ne pratica un altro se non l'opposto,entra in campo,a furor di popolo,l'ipocrisia.
La dimostrazione d'ipocrisia che preferisco è forse quella che abbiamo praticato tutti almeno una volta,perchè "siamo esseri umani e ci viene naturale" direbbe qualsiasi di noi:fingere simpatia per qualcuno che effettivamente non ha la nostra simpatia.La cosa si svolge in due atti,di cui il primo consiste nell'approccio diretto con il soggetto,incorniciato da sorrisi,battute e domande su comuni interessi,mentre nel secondo...bè,mi viene difficile generalizzare il secondo atto,ma ci siamo capiti.
Mi accade con una persona sola.
Tranquilli,non mi professo come il messia dei buoni rapporti,anzi.Perchè farlo con una persona sola, significa che ho già allontanato persone che non mi sono mai piaciute e che non mi piaceva avere intorno,cosa che comprende determinate azioni.L'ho fatto perchè ho sempre dato più importanza a poche relazioni buone e sincere che a molte finte,e io non mi limito a condividerlo solo su Facebook,ma metto in pratica questo principio.
Ed il tutto ultimamente lo faccio ignorando le persone interessate.
Dopo anni di studi con discussioni spaventose,urla a più non posso ed insulti scambiati,sono arrivato all'indifferenza,cosa che solitamente si pratica solo con gli ex per dimenticarli ma anche in queste occasioni è un'ottima medicina.
Dopo anni di studi con discussioni spaventose,urla a più non posso ed insulti scambiati,sono arrivato all'indifferenza,cosa che solitamente si pratica solo con gli ex per dimenticarli ma anche in queste occasioni è un'ottima medicina.
Effetti collaterali?Scopriteli da soli,se ci sono.
martedì 25 ottobre 2011
Sigaretta
Mi sento tanto il Perozzi scrivendo mentre fumo una sigaretta(se non sai chi è,guarda Amici Miei,ti prego!).
L'orologio mi dice che sono le 6 e 46.Non so se credergli o meno.È stata una notte insonne,lo ammetto,spesa comunque a visitare altri blog.Trovo incredibile di quanti ce n'è a sfondo religioso:ce n'è uno che,giorno dopo giorno,scrive un passo della Bibbia,in modo sequenziale,al limite del ridicolo secondo me.
Ma che ci vuoi fare,Internet è più pubblico di un bagno dell'Autogrill,quindi non mi stupisco più di tanto.
Ho anche visitato qualche blog di ragazzi che scrivono con una semplicità stupenda,cosa che,appunto,mi fa molto piacere.Io cerco di buttarmi un pò più sul riflessivo,comunque non lasciandomi andare ad un linguaggio costruito da frasi difficili non solo da comprendere,ma anche da leggere,come un blog che mi è capitato davanti,a mio parere un esempio di quelli che scrivono in maniera complessa,credendosi forse dei filosofi o scrittori incompresi,cosa che è ormai banale su Facebook,che pullula di ragazzi che pubblicano frasi che forse nemmeno capiscono.Tutto questo mi fa pensare quando al liceo la mia professoressa di lettere spiegò Sallustio,un latino che il libro di testo definiva un "poeta oscuro".L'aggettivo fa pensare,che so,ad uno scrittore dedito alle arti oscure.Magari fosse così.Era definito tale perchè il modo in cui si esprimeva in versi,non solo è difficile da interpretare dai professoroni,ma anche dai suoi colleghi latini,cosa che gli ha portato la fama ai giorni nostri.Ma v'immaginate?
Ma basta parlare di autori latini,se ne salvano davvero in pochi.
Penso che questo modo di esprimersi di alcuni ragazzi,sia che scrivano le solite frasi fatte,sia che pubblichino qualche citazione,sia che uniscano parole complesse per formare frasi complesse per esprimere concetti incompresi,sia un semplice ma non subito evidente tentativo di differenziarsi,di rendersi originali o di farsi notare.È vero,i tempi che corrono fanno sì che tutti,dal ragazzino all'impiegato di banca,cercano di essere originali.Ma in molti non considerano le piccole sfaccettature della semplicità,che per quanto ne so io,non ha mai fatto male a nessuno.Il semplice scrivere quel che si pensa,non quello che gli altri hanno pensato,sarebbe una cosa molto atipica oggi.La banale comunicazione delle proprie opinioni,ma anche lo scrivere delle proprie esperienze quotidiane,magari facendolo tentando di renderle interessanti,è una cosa che stupirebbe davvero.
L'orologio mi dice che sono le 6 e 46.Non so se credergli o meno.È stata una notte insonne,lo ammetto,spesa comunque a visitare altri blog.Trovo incredibile di quanti ce n'è a sfondo religioso:ce n'è uno che,giorno dopo giorno,scrive un passo della Bibbia,in modo sequenziale,al limite del ridicolo secondo me.
Ma che ci vuoi fare,Internet è più pubblico di un bagno dell'Autogrill,quindi non mi stupisco più di tanto.
Ho anche visitato qualche blog di ragazzi che scrivono con una semplicità stupenda,cosa che,appunto,mi fa molto piacere.Io cerco di buttarmi un pò più sul riflessivo,comunque non lasciandomi andare ad un linguaggio costruito da frasi difficili non solo da comprendere,ma anche da leggere,come un blog che mi è capitato davanti,a mio parere un esempio di quelli che scrivono in maniera complessa,credendosi forse dei filosofi o scrittori incompresi,cosa che è ormai banale su Facebook,che pullula di ragazzi che pubblicano frasi che forse nemmeno capiscono.Tutto questo mi fa pensare quando al liceo la mia professoressa di lettere spiegò Sallustio,un latino che il libro di testo definiva un "poeta oscuro".L'aggettivo fa pensare,che so,ad uno scrittore dedito alle arti oscure.Magari fosse così.Era definito tale perchè il modo in cui si esprimeva in versi,non solo è difficile da interpretare dai professoroni,ma anche dai suoi colleghi latini,cosa che gli ha portato la fama ai giorni nostri.Ma v'immaginate?
Ma basta parlare di autori latini,se ne salvano davvero in pochi.
Penso che questo modo di esprimersi di alcuni ragazzi,sia che scrivano le solite frasi fatte,sia che pubblichino qualche citazione,sia che uniscano parole complesse per formare frasi complesse per esprimere concetti incompresi,sia un semplice ma non subito evidente tentativo di differenziarsi,di rendersi originali o di farsi notare.È vero,i tempi che corrono fanno sì che tutti,dal ragazzino all'impiegato di banca,cercano di essere originali.Ma in molti non considerano le piccole sfaccettature della semplicità,che per quanto ne so io,non ha mai fatto male a nessuno.Il semplice scrivere quel che si pensa,non quello che gli altri hanno pensato,sarebbe una cosa molto atipica oggi.La banale comunicazione delle proprie opinioni,ma anche lo scrivere delle proprie esperienze quotidiane,magari facendolo tentando di renderle interessanti,è una cosa che stupirebbe davvero.
lunedì 10 ottobre 2011
Probabilità
Ogni tanto,trovandomi a parlare con delle persone,arrivando all'argomento "Cos'ha in serbo il futuro per noi?",mi sono trovato a essere l'unico a sostenere la mia tesi:la probabilità che vada male.
Mi spiego meglio:prendiamo una persona qualsiasi,con le sue prospettive ed i suoi ideali,che immagina la sua vita futura con degli aspetti che penso siano comuni alla maggior parte della gente,cioè avere un lavoro stabile,con uno stipendi ragionevole e sufficiente a mantenere la propria famiglia e permettersi magari qualche comodità in più,avere dei figli,mettere da parte qualche soldo sia per la loro istruzione,sia per la pensione,che magari passerà in un posticino tranquillo dove accoglierà i nipotini per le vacanze.Tutto chiaro,no?E neanche impossibile se ci pensate.Ed ecco che mi vien voglia di fare una domanda,che può variare da situazione in situazione,ma che comunque desta preoccupazione al diretto interessato perchè espone un'ipotesi complessa:"E se ti va male?"
È una domanda pesante e poco chiara,e allora faccio subito un esempio molto pratico,anche perchè molto spesso(purtroppo)mi trovo a parlare che non sono tolleranti su certi argomenti."E se un giorno tuo figlio viene da te,e ti dice:'Papà,sono gay!',tu,che fai?"
Farei una foto alle loro facce e le pubblicherei su questo blog.
Comunque mi sento chiedere molto spesso perchè io penso a queste eventualità,ed espongo una mia caratteristica:"Sono un realista."
La vita di un realista è complicata e piena di dubbi di questo genere.Ma voglio andare un pò più indietro riguardo l'esempio della vita ipotetica esposto sopra.Se non trovassi un lavoro?Se un giorno qualsiasi chiedessi alla mia futura fidanzata di sposarmi,lei mi rispondesse con un bel "NO",cosa che mi toglierebbe ogni fiducia nel genere femminile,cosa accadrebbe poi?E se un giorno io,padre di una bellissima figlia,mi trovassi davanti ad uno dei più grandi timori del genere maschile,cioè mi rendessi conto che mia figlia è una zoccola(timore che,a mia sorpresa,è stato d'ispirazione per una Pagina su Facebook con molti fan)?
Tutto ciò mi porta a pensare che la nostra vita è il più grande enigma della nostra esistenza:i timori e le speranze,quando si concretizzano,non sono altro che frutto di probabilità che è impossibile calcolare per via delle numerose incognite che la condizionano.I buoni propositi,i desideri e quant'altro si possono davvero concretizzare con l'esclusivo uso della determinazione?
Ci tengo a precisare che,nonostante io venga assalito da questi dubbi,c'è sempre una piccola vena ottimistica in me che mi porta sempre a sperare che le cose vadano bene sia a me che a tutti i miei cari;quel che voglio fare io è semplicemente tenermi pronto ad un colpo basso(anche se mi sembra un termine improprio) che il destino o la casualità mi darà,perchè è un lato del mio carattere l'essere calcolatore e ciò non necessariamente comprende il pessimismo.Ma spiegarlo agli altri quest'aspetto,questo si che è una sfida.
E tu,lettore desolato,sei disposto ad espormi la tua teoria a riguardo?
Mi spiego meglio:prendiamo una persona qualsiasi,con le sue prospettive ed i suoi ideali,che immagina la sua vita futura con degli aspetti che penso siano comuni alla maggior parte della gente,cioè avere un lavoro stabile,con uno stipendi ragionevole e sufficiente a mantenere la propria famiglia e permettersi magari qualche comodità in più,avere dei figli,mettere da parte qualche soldo sia per la loro istruzione,sia per la pensione,che magari passerà in un posticino tranquillo dove accoglierà i nipotini per le vacanze.Tutto chiaro,no?E neanche impossibile se ci pensate.Ed ecco che mi vien voglia di fare una domanda,che può variare da situazione in situazione,ma che comunque desta preoccupazione al diretto interessato perchè espone un'ipotesi complessa:"E se ti va male?"
È una domanda pesante e poco chiara,e allora faccio subito un esempio molto pratico,anche perchè molto spesso(purtroppo)mi trovo a parlare che non sono tolleranti su certi argomenti."E se un giorno tuo figlio viene da te,e ti dice:'Papà,sono gay!',tu,che fai?"
Farei una foto alle loro facce e le pubblicherei su questo blog.
Comunque mi sento chiedere molto spesso perchè io penso a queste eventualità,ed espongo una mia caratteristica:"Sono un realista."
La vita di un realista è complicata e piena di dubbi di questo genere.Ma voglio andare un pò più indietro riguardo l'esempio della vita ipotetica esposto sopra.Se non trovassi un lavoro?Se un giorno qualsiasi chiedessi alla mia futura fidanzata di sposarmi,lei mi rispondesse con un bel "NO",cosa che mi toglierebbe ogni fiducia nel genere femminile,cosa accadrebbe poi?E se un giorno io,padre di una bellissima figlia,mi trovassi davanti ad uno dei più grandi timori del genere maschile,cioè mi rendessi conto che mia figlia è una zoccola(timore che,a mia sorpresa,è stato d'ispirazione per una Pagina su Facebook con molti fan)?
Tutto ciò mi porta a pensare che la nostra vita è il più grande enigma della nostra esistenza:i timori e le speranze,quando si concretizzano,non sono altro che frutto di probabilità che è impossibile calcolare per via delle numerose incognite che la condizionano.I buoni propositi,i desideri e quant'altro si possono davvero concretizzare con l'esclusivo uso della determinazione?
Ci tengo a precisare che,nonostante io venga assalito da questi dubbi,c'è sempre una piccola vena ottimistica in me che mi porta sempre a sperare che le cose vadano bene sia a me che a tutti i miei cari;quel che voglio fare io è semplicemente tenermi pronto ad un colpo basso(anche se mi sembra un termine improprio) che il destino o la casualità mi darà,perchè è un lato del mio carattere l'essere calcolatore e ciò non necessariamente comprende il pessimismo.Ma spiegarlo agli altri quest'aspetto,questo si che è una sfida.
E tu,lettore desolato,sei disposto ad espormi la tua teoria a riguardo?
domenica 9 ottobre 2011
Mi Piace Pensare
E' probabile che una domenica sera io non avevo nulla da fare,la spazzatura in Tv era peggio del solito e quindi ho deciso di aprire un blog.
Ma è anche probabile che sono solito pubblicare post carini e poetici su Facebook che ricevono abbastanza "Mi piace" e un numero di commenti esiguo ma sufficiente a farmi montare la testa,farmi credere un filosofo incompreso che può permettersi di scrivere qualche frase intellettualoide su un blog,cercando altre approvazioni da gente che non conosce,ma che stimerà se condividerà le sue opinioni o che ignorerà se avverrà il contrario.
E mi piace pensare anche alla remota possibilità che le due cose coincidano,ma sarà sufficiente dire che ho voglia di comunicare con qualcuno.
E mi piace pensare anche alla remota possibilità che le due cose coincidano,ma sarà sufficiente dire che ho voglia di comunicare con qualcuno.
Avendo chiarito eventuali dubbi sul "Perchè ha creato questo blog?",passo al "Come ha intenzione di mandare avanti la baracca?":
non so comporre frasi complesse,usare le parole giuste o accostare paroloni e neanche usare verbi coniugati perfettamente;
non so comporre frasi complesse,usare le parole giuste o accostare paroloni e neanche usare verbi coniugati perfettamente;
non so esattamente con quale periodicità pubblicherò i miei post:potrei essere preso da un entusiasmo iniziale che mi farà pubblicare un post ogni 20 minuti,oppure domani mi alzerò e avrò dimenticato la mia password dell'account di Google,mi darò del deficiente e l'esperienza si chiuderà lì,ma come diceva il Battisti,"lo scopriremo solo vivendo";
avrei l'intenzione comunque di scrivere semplicemente le mie opinioni...su cosa?Onestamente non lo so.Il fatto è che i miei pensieri posso passare da un'ipotesi gnoseologica al chiedermi perchè il tappo delle bottiglie del thè,e quindi i corrispettivi buchi,sono più grandi di quelli delle bottiglie per l'acqua,ed è un passaggio che non sono riuscito a spiegarmi...
Caro lettore annoiato,giunto qui non so come,sarai liberissimo di scrivere i tuoi commenti basandoti su uno dei principi su cui mi arrovello da anni:il rispetto delle opinioni altrui che,ovviamente,non sempre comprende la condivisione.Voglio che questo sia la base del mio blog:se io scrivo un post in cui elogio le abilità intellettive dei truzzi(non temere,non accadrà),sarò felicissimo di leggere che tu non sei d'accordo,il che ti farà una persona razionale,ma non insultare me e chi la pensa allo stesso modo,perchè allora non ti distinguerai da un qualsiasi fanatico che gira per la tua città.
Caro lettore annoiato,giunto qui non so come,sarai liberissimo di scrivere i tuoi commenti basandoti su uno dei principi su cui mi arrovello da anni:il rispetto delle opinioni altrui che,ovviamente,non sempre comprende la condivisione.Voglio che questo sia la base del mio blog:se io scrivo un post in cui elogio le abilità intellettive dei truzzi(non temere,non accadrà),sarò felicissimo di leggere che tu non sei d'accordo,il che ti farà una persona razionale,ma non insultare me e chi la pensa allo stesso modo,perchè allora non ti distinguerai da un qualsiasi fanatico che gira per la tua città.
Avendo esposto questo,mi auguro solo che quel che scriva possa interessarvi oppure semplicemente annoiarvi in una maniera diversa.
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